Ho conosciuto Gesù a poco a poco.
Nata di sabato sera, fui battezzata l’ottavo giorno nella mia Parrocchia dei Santi Gregorio e Siro, nel centro della città di Bologna, con i nomi di Paola, Anna e Alba. Erano presenti unicamente papà e mamma, la mia sorellina di quasi due anni e i miei padrini: zio e zia. Ho ricevuto i primi insegnamenti cristiani in famiglia, particolarmente dalla mia mamma, che era maestra di scuola elementare e poteva restare con noi molto più del papà, che lavorava in Banca, con orari ben diversi da quelli di oggi: dal lunedì mattina al sabato pomeriggio compresi.
La domenica, fin da piccolissima, sono sempre stata accompagnata alla Santa Messa. Ricordo le preghiere recitate alla sera, aiutata dai genitori che si mettevano tra il mio letto e quello di mia sorella. Precedeva la preghiera qualche sgridatina, alcune raccomandazioni e l’invito ad essere buone. Ricordo anche a Natale la preparazione del Presepio, con statuine di terracotta dai colori un po’ stinti e una capanna fatta dal nonno con pezzi di grossa scorza d’albero inchiodati insieme. Iniziai a frequentare la prima classe elementare poco prima di compiere i cinque anni. Naturalmente ricordo poco, però rammento che, durante l’Avvento, la mia Maestra aveva messo in una cesta una statuetta del Bambino Gesù, piuttosto grande e, al termine di ogni mattinata di scuola, invitava le bambine che si erano comportate bene, ad andare a mettere un batuffolo di cotone idrofilo sul corpicino del Bambino, per riscaldarlo… Questo creava in noi un dolce sentimento di affetto verso Gesù. Ci sentivamo felici quando la maestra ci chiamava per svolgere questo semplice compito e all’uscita da scuola lo raccontavamo con orgoglio ai genitori. Durante quell’anno mia sorella ed io andammo anche in Parrocchia “alla dottrina”, come si diceva allora, dove una suora ci spiegava alcune nozioni e ci assegnava alcune risposte da apprendere a memoria. Il Catechismo usato allora era quello di San Pio X, che riportava tutto in brevi domande, a cui corrispondevano concise rispostine. Erano punti fermi, teologicamente esatti, che rimanevano in mente e di cui ricordo ancora qualcosa. Finalmente il 3 giugno 1943, con l’abitino eseguito da una sarta vicina di casa con seta bianca, che per fortuna la mamma aveva comperato alcuni anni prima (a causa della guerra non si sarebbe potuta trovare in quegli anni), insieme a mia sorella andammo in Cattedrale, dove ricevemmo la Santa Cresima. Non ricordo molto di questo, però ho sempre pensato che sia stato un bene ricevere così presto i doni dello Spirito Santo: sicuramente mi hanno aiutato e illuminato, anche se io non ne ero cosciente. Me ne sono resa conto molto più avanti negli anni.
Ed ecco che, due anni dopo, con lo stesso metodo delle domandine e con molti esempi tratti dalla vita di santi venimmo preparati alla Prima Comunione. In quell’anno la mia catechista era proprio la stessa maestra che avevo avuto a scuola in prima classe e che era collega della mia mamma. (A scuola non ero più andata perché, a causa della guerra, le scuole erano chiuse). Fu un po’ traumatico l’incontro con Gesù “misericordioso” nel Sacramento della Confessione, perché il sacerdote era, come usava allora, piuttosto severo. Avevo solo sette anni e mezzo e alla mattina presto ero anche abbastanza addormentata… Dopo di allora andavamo dallo stesso confessore ogni sabato pomeriggio in una chiesa vicina a casa, per poter ricevere la Santa Comunione alla Messa della domenica mattina. Allora si doveva rimanere a digiuno (nemmeno un po’ d’acqua) dalla mezzanotte precedente. Con una balza venne allungato sia a me che a mia sorella l’abitino della Cresima ed eccoci pronte per la cerimonia. Ricordo le lodi della mia maestra per aver tenuto le braccia incrociate sul petto, quasi ad abbracciare Gesù, dopo averlo ricevuto. Ricordo anche che dopo la cerimonia ci riunirono tutti in una sala parrocchiale dove il Parroco, don Camillo, ci offrì della cioccolata calda. Poi ci invitò ad un pellegrinaggio in pullman al Santuario mariano di Boccadirio nella provincia di Bologna. In occasione della Prima Comunione la nonna mi regalò una confezione con una coroncina del rosario e un libretto molto piccolo per la Messa con la copertina bianca in celluloide. Riportava il rito della Messa in latino nella paginetta di sinistra e la traduzione italiana nella paginetta di destra. Dato che la Santa Messa era celebrata in latino, che è più conciso, ed io leggevo l’italiano, ogni tanto interveniva il mio papà a voltarmi due o tre pagine, perché io rimanevo regolarmente indietro.
Io ritengo che ad ogni età si possa giungere ad un certo grado di comprensione delle cose, anche le più “grandi”. Se è vero che nel bambino la Fede si innesta soprattutto sul sentimento, è anche vero che questo non guasta anche nelle età successive, purché la fede infantile maturi e diventi una Fede adulta e consapevole. Io sono grata al Signore di questo Dono gratuito.