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Rubriche > TESTIMONIANZE DI FEDE > Davanti alla Sacra Sindone (parte terza)

Davanti alla Sacra Sindone (parte terza)

Articolo di Lilly pubblicato il 2/5/2010 (133 Letture)


arresto di gesuLa croce

“Fu crocifisso "

Tra il “patì sotto Ponzio Pilato “e il “morì e fu sepolto ", recitiamo, nel Credo, anche questa precisazione, per dir così, tecnica. E il lenzuolo di Torino rimanda puntualmente alla crocifissione, riportandone i segni e le tracce. In effetti, l'uomo avvolto in quel sudario, non era solo morto. Ma era stato condannato a morte.. Dio, il Dio del Vangelo, è, infatti, un condannato. Non cade vittima di un'imboscata, né viene ucciso in un tumulto.  E' catturato, seppur con la collaborazione di uno dei suoi E’ imprigionato. E’, in qualche modo, frettolosamente processato da due diverse autorità. E’, infine; mandato a morte.

Osserviamo,di passaggio, che ciò avvenne "legittimamente". Da un punto di vista formale, infatti, le due condanne a morte, quella del sinedrio e quella di Pilato, sono ineccepibili.




sindone 2Per la legge di Mosé, chi bestemmiava era degno di morte: e il proclamarsi Figlio di Dio, era la peggiore delle bestemmie. Per Roma, proclamarsi Re era motivo largamente sufficiente per finire sul patibolo,e questo è infatti il ”titulum”che giustifica l'invio alla croce.

La massima autorità religiosa di Gerusalemme e il rappresentante di Roma certificano, pubblicamente e,nel contesto di un sottile scontro di poteri, la condanna a morte di questo Gesù. La Sindone sta lì a ricordarcelo. Quando la osserviamo, cerchiamo di non dimenticarci anche di questo. Di non dimenticarci, cioè, che il nostro Dio ha voluto finire così. "Annoverato tra i malfattori". Condannato tra i condannati. Uno tra i tanti della sterminata serie di infelici spediti al patibolo in ogni tempo e in ogni luogo. Dando così luce e dignità a tutti loro. Non solo ai perseguitati a vario titolo. Ma anche ai condannati “a ragione.” Cerchiamo di non dimenticarci che il primo santo, e santificato direttamente dal Signore, è quello che chiamiamo “il buon ladrone": un delinquente che, per sua stessa ammissione, è  stato inchiodato alla croce “ricevendo il giusto castigo". Guardiamoci bene, ci ammonisce la Sindone, dalla sete di fare giustizia a tutti i costi che, periodicamente, ci pervade. Per quanto non ci piaccia, tra i giudici e i condannati, il Signore sembra stare sempre dalla parte dei condannati. Per questo, la Sindone è uno schiaffo in faccia a tutti i benpensanti di ogni tempo. Al popolo assetato di teste da tagliare, vere o figurate, che ha sempre affollato le pubbliche esecuzioni ad ogni latitudine. E anche a noi, sempre pronti ad indignarci davanti a un condannato, sempre veloci nel passare dal rispetto al disprezzo.

Temo che, se fossimo stati a Gerusalemme in quella fatale Pasqua, saremmo stati tra quelli che insultavano e deridevano quel predicatore esaltato. Tra quelli che urlavano, mescolati alla folla, il loro terrificante “Crucifige !". Facciamo attenzione quando, davanti ai condannati, ci sentiamo con la coscienza a posto, tanto rispettabili e per bene.

Quelli che si sentono così, sono le uniche persone che Gesù, nei vangeli, detesta totalmente e condanna severamente. Quel sentirsi giusti, quel “non ho ammazzato nessuno, io!” che pensiamo di noi stessi, e che risuona in modo tanto rassicurante nella nostra coscienza, assomiglia in modo allarmante a quanto dice di se stesso il pubblicano al tempio nella famosa parabola evangelica. Costui, in prima fila, lodava Dio dicendo di sé: Signore ti ringrazio di non avermi fatto delinquente come gli altri...Io sono a posto, io faccio il mio dovere, io pago le decime e le tasse, io seguo la legge...” Non dimentichiamoci che quell'uomo, secondo il Vangelo, uscì dal tempio inesorabilmente condannato.

 La Sindone, con quella immagine impressa di un uomo giudicato degno di morte dalle autorità religiose, dal potere politico e dalla folla inferocita, risulta essere un monito inquietante. Monito per tutti i moralisti Per i talebani della giustizia. Per i cosiddetti uomini d'ordine. Per i ciechi sostenitori della giustizia umana. Eccoci arrivati, quindi, alla immagine simbolo, al segno per eccellenza, a ciò che distingue i cristiani stessi dagli altri.

La croce di Cristo. Anche qui; siamo talmente abituati a questo simbolo, da averne perso il significato originario e più profondo. Nel migliore dei casi, ne abbiamo fatto una specie di talismano, uno scaccia guai, un amuleto portafortuna. Appeso ai nostri colli e alle nostre orecchie, nelle nostre automobili, alle pareti delle nostre case, ciondola ornamentale e inoffensivo, innocuo e disinnescato della sua potenza evocativa straordinaria. E il “segno della croce”?  Dovrebbe essere quello col quale noi cristiani affermiamo la nostra identità e la nostra fede, la nostra appartenenza e il nostro Credo. Anch'esso, storpiato, camuffato, “tirato via”, è diventato qualcosa che ha più a che fare con la superstizione che con la religione. Lo vediamo fatto prima di una gara da molti sportivi, o prima di un cimento, o di una prova. A tutti noi, la Sindone serve a ricordare che la croce, fu, innanzitutto, un feroce strumento di tortura.  Un patibolo crudele e insanguinato. Forse ne recupereremmo il valore ed il significato, se lo paragonassimo a strumenti analoghi più vicini a noi nel tempo.



seguire GesuUna ghigliottina, una forca, una sedia elettrica, una macchina per l'iniezione letale, un muro con plotone di esecuzione schierato. Facciamo attenzione quindi, a usare questo segno con superficialità e distrazione. Ricordiamoci che rappresenta migliaia e migliaia di vite di ogni tipo, fatte fuori in batteria, anonimamente. E rappresenta il mezzo e il prezzo scelto e pagato dal nostro incredibile Dio per la nostra salvezza.  Ma non solo, L' uomo della sindone è immagine di Cristo, colui che riconosciamo come Signore e al quale facciamo riferimento, se ci diciamo cristiani. Cristiani, infatti, sono coloro che seguono Cristo. E qual'è la condizione per farlo? Lui stesso ce lo rivela nel Vangelo: rinnegare se stessi, prendere la propria croce, e seguirlo. La croce, quindi, ci riguarda non solo come croce del nostro Dio, ma come croce “nostra”. Quando noi tracciamo su noi stessi il segno di croce, dovremmo continuamente richiamare alla mente questo. Senza la croce non c'è salvezza, Senza la croce non c'è cristiano.





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